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TROVATA LA NAVE DEI VELENI AFFONDATA A CETRARO
view post Posted on 2/10/2009, 00:08
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Nave dei veleni, il problema approda a Palazzo Chigi

«Entro domani forniremo alla presidenza del Consiglio tutti gli aggiornamenti sulla situazione della nave dei veleni». Lo annuncia l'assessore regionale all'Ambiente Silvio Greco

01/10/2009 La "nave dei veleni" approda a Palazzo Chigi. «Entro domani – ha riferito l'assessore regionale all'Ambiente Silvio Greco – forniremo alla Presidenza del Consiglio tutti gli aggiornamenti relativi alla tematica in essere». Greco riferisce infatti di un incontro tra il presidente della Regione, Agazio Loiero, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a margine della riunione di mercoledì tra l’Ufficio di presidenza delle Regioni e lo stesso premier insieme ai ministri Sacconi e Tremonti. «Il presidente Loiero – ha aggiunto Greco – ha informato il premier sulla situazione di preoccupazione che si registra in Calabria in merito alla scoperta del relitto che conterrebbe rifiuti tossici al largo di Cetraro». Allo stesso tempo, il Wwf chiede al capo del Governo che venga «subito nominato un commissario» e la garanzia di adeguate risorse economiche, oltre che per il relitto della Cunski, anche per l'area a terra, in corrispondenza della discarica di Serra d’Aiello, sempre nel cosentino, un’area sospettata di inquinamento radioattivo. E, su questa scia, l’associazione del Panda scrive anche ai presidenti delle commissioni di inchiesta sulle ecomafie, Gaetano Pecorella, sul fenomeno della mafia, Giuseppe Pisanu, e al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Francesco Rutelli, trasmettendo i dossier prodotti in 15 anni di ricerche sull'argomento. Per il Wwf serve «un impegno straordinario congiunto delle istituzioni parlamentari e governative» da intraprendere immediatamente «non solo per l’ambiente ma per la salute dei cittadini». A Montecitorio, intanto, una mozione firmata da Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd, e sottoscritta da Luca Barbareschi e Fabio Granata del Pdl, pone la questione della "nave de veleni" come «un’emergenza nazionale» di cui la Rai dovrebbe occuparsi di più anche «in prima serata». Tra gli impegni, oltre alla verifica e bonifica e al blocco dei traffici illeciti, che secondo il testo della mozione il governo dovrebbe assumere, c'è quello di coordinare l'azione di 6 ministeri (Interno, Giustizia, Esteri, Difesa, Welfare e Ambiente) attraverso «una task-force» che metta in campo le risorse, i mezzi e le tecnologie, per «tutelare la salute dei cittadini» e del mare, nonchè assicurare pieno sostegno alla Dda di Catanzaro e alla Procura di Paola. Il testo impegna il governo a recuperare il relitto, insieme con il carico, oltre che a mettere in sicurezza l'area a terra interessata da rifiuti tossici, richiedendo anche l'intervento degli organismi internazionali, tra cui l'Ue e l'Onu, per recuperare navi sospettè affondate in acque internazionali.


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view post Posted on 14/10/2009, 12:30
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Nave dei veleni: comitato di sindaci
del tirreno cosentino, il 20 ottobre a Roma

Il comitato ha convocato i deputati e senatori eletti nella regione per martedì 20 ottobre a Roma

14/10/2009 I sindaci del Tirreno cosentino hanno costituito un «comitato permanente» per «agire unitariamente a tutela dei cittadini che siamo chiamati a rappresentare»: è quanto si legge in una lettera inviata alla rappresentanza parlamentare calabrese.
Il comitato, nella missiva, ha convocato i deputati e senatori eletti nella regione per martedì 20 ottobre a Roma «al fine di adempiere alla diffida con la quale i sindaci intimano al governo nazionale a rimuovere il relitto ritrovato a largo di Cetraro e coordinare azioni comuni che incalzino il Governo».
Per i primi cittadini la vicenda della «nave dei veleni» è «una questione gravissima ed inquietante che, insieme a quella della presunta presenza di rifiuti e scorie sparsi criminalmente nel territorio, angoscia enormemente la popolazione e attenta all’immagine turistica della Calabria, minacciando di rovinare per sempre l’economia delle nostre comunità».
«Una presenza – prosegue la lettera – che pone, innanzitutto, inquietanti interrogativi per i riflessi che in questi anni ha avuto e che potrebbe avere per il futuro sulla salute dei cittadini. Una presenza che, per il grande risalto mediatico che ha ottenuto, ha ripercussioni drammatiche, come testimoniano le clamorose proteste attuate in questi giorni dagli operatori del settore della pesca».
«Nell’attesa che gli organi inquirenti facciano luce su quello che è realmente avvenuto nei decenni scorsi al largo delle nostre coste e nei nostri territori – proseguono i sindaci del Tirreno cosentino nella lettera – vi è al momento una sola certezza: la presenza di un relitto, nelle profondità del mare al largo di Cetraro, che potrebbe contenere sostanze radioattive o comunque altamente tossiche, inquinanti e nocive. Una questione, per la quale, con vivo rammarico, abbiamo constatato finora l’assenza di un’azione realmente incisiva ed incalzante, nei confronti del Governo, della rappresentanza calabrese presente in Parlamento».
«Quel relitto ed il suo contenuto – riporta il testo – costituiscono una bomba ad orologeria che rischia di far saltare la prossima stagione e quelle che verranno, mandando in pezzi l'economia di un comprensorio che, grazie alle sue riconosciute bellezze naturali, vive prevalentemente di turismo e che pur affrontando le ingiuste carenze strutturali, sta acquisendo una posizione di eccellenza nell’ambito dei mercati turistici nazionali ed internazionali. Ci rivolgiamo a voi affinchè un intervento tempestivo, unitario e deciso della rappresentanza dei deputati e senatori calabresi di tutti gli schieramenti, costringa il Governo nazionale a dichiarare lo 'stato di emergenzà su tale questione e ad attuare le necessarie azioni a tutela della salute pubblica e dell’economia della nostra terra».
«Per fugare ogni dubbio e per restituire serenità ai cittadini di questo territorio – sostengono i sindaci nel documento – occorre agire con urgenza, rimuovendo il relitto ed effettuando tutte le analisi e gli accertamenti che il caso impone, nonchè bonificando la zona interessata. È necessario pertanto che il Governo agisca immediatamente. Saremo presenti con le fasce tricolori. I cittadini di questo territorio non possono aspettare oltre; non possono tollerare ulteriori ritardi o ambiguità dalle istituzioni governative; non possono, come avvenuto in passato, essere abbandonati al proprio destino».
«E' necessario che il Governo intervenga con la massima urgenza – conclude la nota – così come è intervenuto in situazioni analoghe, affinchè quella della 'nave dei velenì diventi una priorità nazionale, una vicenda non solo calabrese ma che riguarda i cittadini italiani tutti».
PESCA VIETATA
Nel tratto di mare al largo di Cetraro, dove è stato ritrovato il relitto di una nave che si sospetta trasportasse rifiuti radioattivi, dal 2007 la Capitaneria di porto di Cetraro aveva vietato la pesca a strascico perchè la zona era risultata contaminata. Secondo un articolo pubblicato oggi dal Manifesto «due aree vicine alla zona del ritrovamento del relitto, una un pò più a nord, l’altra più a est, vicino alla costa, sono contaminate da metalli pesanti: arsenico, cobalto, alluminio e cromo. Tutte sostanze che non possono venire dalla costa, dove non esistono industrie. Tutte sostanze, quindi, che qualcuno ha gettato in mare».
«L'individuazione dei residui è del 2006 ed è riportato in un’ordinanza della Capitaneria di porto di Cetraro, la 3/2007. Il documento indica due quadrilateri, vietando la pesca a strascico nelle zone contaminate. La Marina militare, dunque, sapeva dell’esistenza di rifiuti tossici al largo di Cetraro da almeno tre anni».
Sempre il Manifesto, in un altro articolo, scrive poi che ad una settimana dall’annuncio del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, dell’invio di una nave della Saipem da Cipro per effettuare le verifiche sul contenuto del relitto, «nessuna nave è arrivata a Cetraro». Secondo quanto riferisce l’Eni citata dal quotidiano, la partenza della nave non è ancora avvenuta in attesa delle autorizzazioni «del ministero dell’Ambiente e della Dda di Catanzaro» che indaga sulla vicenda.

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view post Posted on 18/10/2009, 13:03
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Nave dei Veleni, nuove ricerche lunedì

La nave «Mare Oceano» specializzata in ricerche sottomarine, approderà lunedì nel porto di Vibo Valentia

17/10/2009 Sarà la nave "Mare Oceano" ad arrivare prima nel porto di Vibo, lunedì, per poi fare rotta verso la zona a largo di Cetraro in cui è stato individuato il relitto che si sospetta possa contenere rifiuti pericolosi.
A comunicare la notizia è il ministero dell’Ambiente in un comunicato, nel quale si spiega che le ricerche sul fondale saranno effettuate tramite un robot «ROV» (Remotely Operated Vehicle) di quarta generazione in grado di operare in profondità trasmettendo immagini ad alta definizione, operando prelievi, carotaggi e rilevazioni di radioattività.
Tutte queste attività – continua la nota - saranno attuate sulla base delle indicazioni della Direzione Distrettuale Antimafia che coordina le indagini sul relitto. Le operazioni saranno seguite costantemente dal ministero dell’Ambiente che mercoledì svolgerà una missione in Calabria, con una delegazione, guidata dal sottosegretario Roberto Menia, che incontrerà la Direzione Distrettuale Antimafia, gli enti locali e la comunità di Cetraro.

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view post Posted on 21/10/2009, 17:59
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di CARLO CIAVONI e ANNA MARIA DE LUCA

Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
CATANZARO - Mentre a Cetraro il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l'assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le "operazioni di terra", a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese. S'inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d'Aiello, provincia di Cosenza, dove sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave "Rosso" (ex "Jolly Rosso"), finita sulla spiaggia di Campanara San Giovanni - frazione di Amantea - nella notte del 14 gennaio del 1990.

La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del "Piano di caratterizzazione" - cioè di analisi e bonifica - nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D'Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.

Gli scavi. Si comincerà a scavare su una collinetta a monte della "briglia", una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti, ma che in questo caso sembrerebbe essere stata più utile a chi in quella specie di diga ha nascosto materiale tossico o radioattivo. Già in passato nella collinetta - ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura - erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.

L'altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.

Infine, si effettueranno "carotaggi" nel terreno lungo una piccola vallata - una delle tante che fiancheggiano l'Oliva, chiamata "valle del Signore" - dove si teme possano essere stati sepolti altri rifiuti tossici o radioattivi.

Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto "spiaggiamento" della "Rosso", cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l'indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d'Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico "ufficiale" della "Rosso".

Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l'avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell'assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette "a perdere", sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.

Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all'alveo del fiume Oliva, in un'area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell'equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.

Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.

L'allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l'ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 - l'onorevole Cosimo Ventucci del Pdl - in occasione della risposta ad un'interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.

Il rappresentante dell'Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo "spiaggiamento", presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l'Arma di controllare l'area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.

La ragione stava nel fatto - disse Ventucci - che "secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso". E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell'area: furono trovate cospicue quantità "di fanghi", oltre ad un'altissima "concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici". Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.

Il pentito "scovato". Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell'Espresso il traffico micidiale per l'eliminazione di veleni d'ogni sorta.

Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il "pentito", nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l'ha subito "scovato". Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua "inopportuna" presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.

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view post Posted on 23/10/2009, 19:05
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Navi dei veleni, al collaboratore Fonti imposto il divieto di colloqui

La Commissione vigilanza del tribunale di Mantova ha imposto al collaboratore di giustizia il divieto di qualsiasi contatto diretto o indiretto con chiunque, anche con il suo legale

23/10/2009 Il pentito di 'ndrangheta che ha parlato dell’affondamento di una nave al largo della costa di Cetraro non potrà parlare con nessuno. A rivelarlo è stato l’avvocato che assiste Fonti, Claudia Conidi. Il Tribunale, secondo quanto riferito dall’avvocato Conidi, ha autorizzato soltanto i colloqui di Fonti con i familiari e con i medici che lo hanno in cura.
Lo stesso Fonti ha già impugnato la decisione presso lo stesso Tribunale, mentre il suo avvocato presenterà ricorso alla Cassazione. Ogni contatto, ha spiegato il legale, dovrà essere autorizzato dal Tribunale. Quindi anche l’audizione davanti alla Commissione bicamerale sulle ecomafie dovrà ricevere il via libera ai giudici. Intanto, è stato nuovamente fissato l’interrogatorio di Fonti da parte dell’autorità giudiziaria. Il collaboratore si dovrà presentare il 28 ottobre nella sede della Direzione nazionale antimafia, a Roma, dove, secondo quanto riferito dall’avvocato Conidi, sarà sentito dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e da un pm di Livorno (che indaga su presunti affondamenti al largo delle coste Toscane) ma non dai magistrati di Catanzaro che indagano sul relitto individuato al largo di Cetraro.

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view post Posted on 27/10/2009, 22:29
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Nave veleni, Prestigiacomo: "non è la Cunsky"

«Il relitto a largo di Cetraro non corrisponde alla caratteristiche della Cunski». Lo afferma il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo

27/10/2009 «Questo quanto emerge dai primi rilevamenti della Mare Oceano, la nave, inviata dal Ministero dell’Ambiente, che sta svolgendo gli accertamenti sui fondali del Tirreno. Infatti la morfologia del relitto risulta diversa da quella della Cunski. In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa».
Il Ministro Prestigiacomo dunque, ha affermato che il relitto di Cetraro non corrisponderebbe alla Cunsky. «Il Rov, il robot sottomarino – prosegue il Ministro – ha svolto già le misurazioni ed i rilievi fotografici del relitto e le prime analisi ambientali da cui è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività. Naturalmente questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti contenuti nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della «mare Oceano» proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti». «Tutte queste operazioni - sottolinea Stefania Prestigiacomo – continueranno in coordinamento con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e il Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera a disposizione di questo ministero al comando del Capitano di Vascello Federico Crescenzi al quale rivolgo uno speciale plauso».
«L'accertamento che il relitto in fondo al mare non sia il Cunski e il mancato rilevamento di radioattività fino a 400 metri, che, ribadisco, non esclude la possibilità che si tratti in ogni caso di una 'nave dei velenì – conclude il Ministro – deve indurre alla prudenza ed alla responsabilità quanti fino ad ora hanno procurato, senza avere riscontri attendibili, paura e allarme sociale, con gravissime ripercussioni economiche per la Calabria. L’impegno del governo nella lotta alle ecomafie continua affinchè sia fatta piena luce sui misteri delle 'navi a perderè, venga appurata la verità e ogni eventuale responsabilità».



Nave veleni: Greco vogliamo solo conoscere il contenuto dei fusti

L'assessore regionale all'ambientate bacchetta il sottosegretario Menia chiede bonifica e indagini a terra. E soprattutto un intervento decisivo da parte del Governo nazionale

27/10/2009 «Quel che sostengo da settimane è ben noto. Il sottosegretario Menia non può interpretarlo a modo suo per giustificare i ritardi del governo o credere di illudere la gente. Ho detto e ribadisco che noi vogliamo solo sapere cosa c'è nei fusti contenuti nella nave affondata al largo di Cetraro. Se c'è acqua minerale tanto meglio. Purtroppo, per ora, Menia non è grado di garantire nulla». Così, dall’Australia dove si trova per motivi istituzionali, l'assessore regionale all’Ambiente dalla Regione Calabria, Silvio Greco, replica al sottosegretario all’ambiente Roberto Menia. «Vogliamo sperare soltanto – aggiunge Greco – che il ministero dell’Ambiente faccia proprio l’auspicio del presidente della Commissione bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Pecorella, il quale non fa che avvalorare la richiesta mia e del presidente Loiero affinchè, Cunski o non Cunski, si accerti cosa essa contiene. I calabresi non si accontentano certamente delle rassicurazioni generiche fin qui avute». «Bisogna completare le indagini - conclude l’assessore Greco - e poi estenderle per la ricerca di altre cosiddette navi dei veleni, effettuare le indagini a terra ed eventualmente bonificare. Questo chiede la Regione, questo chiedono i sindaci e questo chiedono i calabresi. E compete solo al Governo dare risposte, possibilmente in tempi brevi, in tempi di emergenza. Nella speranza che siano rassicuranti».

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view post Posted on 29/10/2009, 23:25
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Nave dei veleni, il pentito Fonti sentito per due ore dall’antimafia

E' durato circa due ore e mezzo l'interrogatorio, alla Direzione nazionale antimafia, del pentito della 'Ndrangheta Francesco Fonti nell’ambito dell’inchiesta sulle navi dei veleni

28/10/2009 All’uscita dalla Dna i procuratori di Reggio Calabria e Catanzaro, Giuseppe Pignatone e Giuseppe Borrelli non hanno però voluto rilasciare dichiarazioni sul contenuto dell’interrogatorio del pentito della 'Ndrangheta Francesco Fonti in particolare sulla nave ritrovata a largo delle coste calabresi di Cetraro .
Fonti aveva più volte parlato di navi affondate dalle cosche malavitose nei mari italiani contenenti fusti con rifiuti tossici. In particolare Fonti aveva sostenuto di essere stato lui stesso a far affondare nel 1991 una nave contenente un carico di 120 fusti con materiale radioattivo. Il pentito aveva detto che la nave affondata nel '91 era la Cunski ma a seguito delle rivelazioni fatte sulla nave che sembrerebbe non essere la Cunski oggi i procuratori hanno ascoltato Fonti anche per una descrizione morfologica delle tre navi che lui dice di aver affondato in particolare a largo delle coste calabresi.
Il legale del pentito Claudia Conidi all’uscita della Dna ha ribadito che il suo assistito aveva raccontato tutto quello che sapeva nel suo primo interrogatorio alla Dna in merito a questa inchiesta.


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view post Posted on 3/11/2009, 20:17
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Nave dei veleni: Angela Napoli: «gli interrogativi rimangono»

Per la parlamentare del Partito della Libertà «il problema dell’inquinamento ambientale della Calabria desta perplessità su come sia stato continuamente affrontato»

03/11/2009 «Il problema dell’inquinamento ambientale della Calabria ha sempre destato in me grandi inquietudini e perplessità su come lo stesso sia stato continuamente affrontato. Inquietudini e perplessità che oggi più che mai, alla luce delle ultime vicende delle navi dei veleni, sono diventate non più sopportabili». È quanto dichiara la parlamentare Angela Napoli (Pdl), componente della commissione antimafia. «Ho deciso – continua – di spogliarmi momentaneamente delle vesti di politico e di assumere i panni di normale cittadina che vive in quella martoriata terra. E' poichè con tali vesti non intendo patteggiare nè per i Governi nazionale o regionale, nè per questo o quel Magistrato, più che mai per un collaboratore piuttosto che per qualsiasi trafficante o faccendiere, sento la necessità di porre alcune domande per vedere se qualcuno è in grado di darmi le relative risposte. Premetto che parto dalla certezza che la 'ndrangheta, come la camorra, trae grandi profitti dal settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e tossici e che per poter praticare tale illecita attività deve trovare complicità in ambienti istituzionali di varia natura. Ma ritorniamo alle navi dei veleni e prima di potermi sentire tranquilla sull'esito delle relative indagini, – prosegue - gradirei sapere se c'è stata attività, ed in caso affermativo le relative risultanze, dopo la deposizione nel 2005 presso la DNA del memoriale del collaboratore Fonti. Se e chi ha avuto la possibilità di comparare le immagini realizzate dalla Geolab con quelle della Copernaut. Perchè nelle fasi di accertamenti non vi è stata reciproca collaborazione tra Governi nazionale e regionale. Perchè la magistratura competente non ha provveduto a sequestrare i relitti reperiti al fine di accertare l’identità e l’eventuale uguaglianza degli stessi. Chi può garantire – chiedwe la parlamentare del Pdl – che al largo delle coste calabresi non giacciano navi affondate dalla 'ndrangheta e contenenti rifiuti radioattivi? Chi mi garantisce che le morti del Capitano Natale De Grazia e della giornalista Ilaria Alpi non siano avvenute perchè entrambi vicini alla scoperta di verità? Perchè le indagini nel merito finiscono ogni volta che le stesse passano per competenza dalle Procure ordinarie alle DDA? Perchè a distanza di anni qualcuno tenta di riavviare le indagini e qualcun altro fa si che le stesse vengano immediatamente chiuse? Sarò sicuramente una cittadina sospettosa, – conclude – ma se non mi verranno date esaustive risposte, non potrò che desumere che in questo settore, oltre agli interessi della 'ndrangheta ci sono anche quelli di ben altri ambienti, la cui natura potrà essere identificata da ogni cittadino in chi riterrà più opportuno».


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view post Posted on 4/11/2009, 10:48
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Una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
Il pm Greco racconta di ricerche e relitti individuati e non ancora identificatiIl documento segreto del 2006

"A largo di Cetraro le navi sono tre"

di ANNA MARIA DE LUCA e PAOLO GRISERI

CETRARO - Un documento inedito. E' la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del "Catania", il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.

Il documento inedito si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all'epoca aveva aperto l'inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni: "Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito.... Ed è stato rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. I consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale... non si spiegano cosa sia. Potrebbe essere una nave... si trova a 680 metri di profondità".

Una nave, non l'unica nave. Infatti, si legge nel documento di un secondo ritrovamento: una nave lunga tra gli 88 e i 108 metri, larga dai 15 ai 20 metri, a 380 metri di profondità. Intorno alla pancia di questo relitto c'è un alone di 200 metri quadri, scuro, che - dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco - "non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito"

Greco racconta di aver chiesto alla Capitaneria di Porto se c'erano navi da guerra affondate in quell'area. Alla Capitaneria non risultavano unità da guerra. Risultava solo una nave affondata nel 1989, a 15 miglia, verso Scalea. Incrociando dati con l'ufficio maridrografico di Genova, Greco scoprì che esisteva un relitto della prima guerra mondiale ma scoprì anche due grandi punti interrogativi: la nave risulterebbe affondata nel 1920, cioè dopo la fine della guerra. Si chiamava "Federico II", ma gli atti sono "classificati, ossia coperti da segreto militare". Un segreto militare dopo ottanta anni dall'affondamento?

La nave di cui parla Fonti sarebbe affondata nel '92. Le mappe nautiche riportano la Federico II dal 1993, come relitto non pericoloso con battente d'acqua sconosciuto. "Il che vuol dire - dice il pm Greco - che non sanno cos'è; ma allora come fanno a dire che non è un relitto pericoloso? Ho chiesto il motivo per il quale questa nave non è stata mai riportata nelle mappe nautiche e non mi hanno saputo dare una risposta". Di certo c'è che nella zona della nave Federico II la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca per un anno e quattro mesi perché proprio lì le analisi hanno rilevato metalli pesanti, tra cui arsenico e mercurio, fuori dai livelli consentiti. Come mai proprio in quel punto la concentrazione dei metalli?

La seduta segreta tra Greco e la commissione viene sintetizzata in una domanda che lo stesso Presidente della Commissione rivolge al pm: "Dottore, mi faccia capire, mi sto perdendo. C'è quindi una nave certa, una che si vede e una che potrebbe esserci". E il pm risponde: " Sì, quello è il posto dove sono stati trovati i bidoni".

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/c...no-quattro.html

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view post Posted on 6/11/2009, 00:32
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NAVE DI CETRARO, ANCORA POLEMICHE

Cosenza - Sarà pure la Catania come ha rivelato il rov della Mare Oceano, ma i "veleni" la nave affondata a largo di Cetraro continua a spargerli. Non quelli radioattivi precisiamo subito, ma quelli della polemica che non ha mai smesso di essere alimentata da dichiarazioni e sospetti. Prima il botta e risposta tra governo nazionale e regionale sulla questione dei tempi di intervento e sull’eccessivo allarmismo, poi le richieste di chiarimenti in merito alle risultanze degli esami, i dubbi e le perplessità sulla esatta natura del relitto e sulla posizione in mare diversa, secondo alcuni, da quella dove dovrebbe trovarsi il Catania sulla base delle vecchie mappe nautiche... Domani l’Espresso aggiungerà una pagina importante alla vicenda mediatica, secondo i giornalisti del settimanale il caso non è chiuso e il relitto individuato non è quello della nave passeggeri affondata nel 1917 da un sommergibile tedesco. Ma prima che l’articolo arrivi in edicola il Ministero dell’Ambiente corre ai ripari e, oltre a emettere una nota che sottolinea la corrispondenza tra il relitto oggetto delle indagini della Mare Oceano con quello individuato e filmato nel settembre scorso, ribadisce che in fondo al mare di Cetraro giace la Catania, nome che compare sulla fiancata e a poppa del relitto. La posizione della nave potrebbe risultare diversa da quella indicata sulle vecchie mappe, discrepanza da mettere in relazione con i diversi strumenti a disposizione nelle due epoche. Ma per fare ulteriore chiarezza e sgombrare il campo dai dubbi, il ministero, di comune accordo con la DDA di Catanzaro ha deciso di pubblicare tutte le immagini girate dalla Mare Oceano... da domani sulle pagine del sito del Ministero si potranno visionare i filmati realizzati sui fondali del Tirreno. Navigando sul Web chiunque potrà vedere riemergere la Nave di Cetraro e scoprire il suo mistero...

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Le rivelazioni del pilota del Rov che il 12 settembre scorso s'immerse
a 470 metri in cerca dei bidoni tossici nel cargo affondato dal pentito FontiL'Espresso riapre il caso Cetraro
"E' un'altra la nave dei veleni"

di CARLO CIAVONI


ROMA - Quella in fondo al mare di Cetraro, scoperta la scorsa settimana e risultata - secondo il ministero dell'Ambiente - una nave passeggeri - la Catania - affondata nel 1917 e non la tanto temuta "nave dei veleni", potrebbe rivelarsi invece la "nave delle bugie". In questa storia, in altre parole, c'è qualcuno che non dice la verità.

L'Espresso, oggi in edicola, pubblica un articolo di Riccardo Bocca, nel quale viene riportata la trascrizione della testimonianza audio del pilota del Rov - Remotely Operated Vehicle, il congegno meccanico dotato di telecamera per l'esplorazione dell'ambiente sottomarino - che il 12 settembre scorso scese a 470 metri per verificare se nelle stive di quello scafo c'erano o no dei bidoni sospetti.

Il pilota parla di due stive pienissime di bidoni, tanto piene da non permettere l'ingresso neanche ai pesci. E questo non coincide affatto con quanto affermato dal ministero dell'Ambiente, che ha sempre detto che le stive della Catania erano vuote. Lo stesso pilota parla poi di uno scafo con una fiancata alta 6-7 metri e con una parte dello scafo interrato, mentre la Catania non era alta più di 5,5 metri.

E ancora: le coordinate del punto in cui il primo Rov scese in cerca dei presunti veleni il 12 settembre scorso, sono diverse da quelle in cui è sceso il secondo Rov, sulla verticale della Catania. C'è una differenza di 3 miglia e mezzo, tra la prima nave con le stive piene e la seconda, con le stive vuote.

Insomma, dichiarazioni che smentiscono di fatto la ricostruzione fatta giovedì scorso alla Direzione Nazionale Antimafia, alla presenza del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, del Procuratore Piero Grasso, e del capo della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Vincenzo Lombardo.

Il confronto fra le affermazioni del pilota del Rov con quelle ufficiali del Governo e dei magistrati, pone diversi interrogativi. Ma uno, prima di tutti: i filmati e le immagini portate a testimonianza dalle pubbliche autorità giovedì scorso alla Direzione Nazionale Antimafia si riferiscono ad una nave che non è quella che si sarebbe dovuta cercare?
© Riproduzione riservata (5 novembre 2009

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/c...dellebugie.html

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view post Posted on 7/11/2009, 10:33
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http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/18371092

L'audio esclusivo
"Le stive erano piene"
La testimonianza di Pippo Arena, titolare della società Arena sub e pilota del robot sottomarino durante l'ispezione di settembre al relitto affondato al largo di Cetraro che va controcorrente all'ispezione del governo che dice che le stive erano vuote.......................... :ph34r:

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view post Posted on 7/11/2009, 10:50
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Una nave e mille misteri | L’espresso

di Riccardo Bocca
Dopo i rilievi eseguiti, per il ministro e il procuratore Grasso il caso del relitto dei veleni è risolto. Eppure troppi sono ancora i dubbi. E si parla già di depistaggio

La sera di venerdì 30 ottobre, l’emittente calabrese Telespazio trasmette una puntata davvero speciale del talk show “Perfidia“. In studio, c’è un gruppo di pescatori della costa tirrenica per parlare dei fondi a loro sostegno, dopo il crollo delle vendite dovuto al caso “navi dei veleni”. Uno dei pescatori, Franco, non è però d’accordo. Ha saputo che il giorno prima, nel corso di una conferenza stampa, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, hanno tranquillizzato tutti: «Il caso è chiuso», ha detto Grasso. La nave di cui il mondo intero ha parlato, a 480 metri di profondità nelle acque davanti a Cetraro, non è la pericolosa Cunski affondata dal pentito Francesco Fonti. «Si tratta del piroscafo Catania», ha spiegato Prestigiacomo, «costruito a Palermo nel 1906 e silurato il 16 marzo 1917 da un sommergibile tedesco ». Risultato: a bordo non ci sono fusti radioattivi, anzi la stiva è vuota e non c’è rischio per la popolazione.
I pescatori, Franco compreso, dovrebbero sentirsi sollevati: fine della paura, riprende la pesca. Invece no. Franco s’infuria e urla: «Negli anni Novanta c’erano sei o sette pescherecci a Cetraro, e due sono andati (quella notte con Fonti) a mettere la dinamite!». A questo punto, nello studio scende il gelo. Gli altri pescatori sono spiazzati ma lui continua, invitando la magistratura a indagare, «a mettere sotto torchio» chi andava per mare in quel periodo.

Il giorno dopo, la cassetta del programma viene acquisita dal procuratore capo di Paola Bruno Giordano. Intanto monta l’angoscia del pescatore Franco, isolato da colleghi e parenti. «La verità non interessa a nessuno», si lamenta con un cronista.

E non è l’unico, in Calabria, a pensarla così. Nei giorni scorsi, il deputato Franco Laratta (Pd) si è definito «sconcertato» dalla situazione. Di più: ha sollevato il dubbio che «qualcuno ci stia prendendo in giro, con depistaggi e mezze verità» tra «notizie parziali, fatti contraddittori ed eventi prima affermati e poi negati nelle e fra le istituzioni». Una sequenza di stranezze che parte il mattino del 27 ottobre, quando il procuratore Grasso si presenta alla commissione parlamentare Antimafia e dice: «Proprio stamane, mi è stato comunicato che gli ultimi riscontri non danno la certezza che si tratti proprio della Cunski, anche se il castello sembra essere compatibile con l’indicazione che viene da Fonti». L’altra ipotesi in campo, aggiunge, «è che si tratti del piroscafo Cagliari», affondato a inizio anni Quaranta.


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Tutto chiaro? Al contrario. Passano poche ore, e alle 12,56 l’agenzia Adnkronos batte una nota del ministro Prestigiacomo: «Il relitto al largo di Cetraro non corrisponde alle caratteristiche della Cunski. Il Rov, il robot sottomarino, ha già svolto le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto». Detto questo, le indagini continueranno «con il prelievo di sedimenti dai fondali, carotaggi in profondità e prelievi di campioni dai fusti». Informazioni nette, inequivocabili.

Che vengono smentite, però, alle 13,12: un quarto d’ora dopo. «Finora abbiamo fatto solo esplorazioni acustiche », affermano i proprietari della nave Mare Oceano (che sta svolgendo le analisi a Cetraro, e che risulta dell’armatore Diego Attanasio, coinvolto dall’avvocato David Mills nel processo in cui è stato condannato per aver mentito su Silvio Berlusconi in cambio di denaro). «Il Rov», aggiunge la Geolab, «farà altre esplorazioni acustiche e poi quelle visive. Non ci sentiamo di dire con certezza che quella possa o non possa essere la nave Cunski: per noi è ancora troppo presto».

Com’è possibile tanta confusione? Perché il procuratore Grasso si sbilancia a indicare all’Antimafia il nome di un relitto sbagliato? E perché il ministro Prestigiacomo parla di rilievi avvenuti, se chi li compie deve ancora iniziare?

Difficile capirlo. Come difficili da interpretare sono le altre sfasature di questa storia. A partire dalle caratteristiche della nave Catania, che stridono con i rilievi svolti sul relitto scoperto il 12 settembre al largo di Cetraro. In quell’occasione fu calcolata una lunghezza tra i 110 e i 120 metri, una larghezza di circa 20 e un’altezza di fiancata attorno ai 10. Ora, invece, basta iscriversi al sito sui disastri navali www.wrecksite.eu, per verificare che la Catania è lunga 95,8 metri, larga 13 e alta 5,5 (dati confermati anche dal sitowww.uboat.net e dal sito www.miramarshipindex.org.nz di Rodger Haworth, per mezzo secolo membro della World ship society). Insomma i numeri non quadrano: nemmeno con la conferenza stampa del 29, dove viene indicata una lunghezza di 103 metri.

Utile sarebbe, con queste premesse, sentire la versione del ministro Prestigiacomo, ma la richiesta di un’intervista cade nel vuoto. Ed è un peccato, perché c’è un altro elemento cruciale, che andrebbe chiarito. Nel senso che non coincidono il punto dove a settembre è stato individuato il relitto della presunta Cunski (latitudine 39º28′50″N, longitudine 15º41′E) e quello più a nord dov’è affondata nel 1917 la Catania (secondo tutte le fonti accessibili, latitudine 39º 32′N e longitudine 15º 42′).Lo scarto è di 3 miglia e mezzo: «Considerevole », dicono gli esperti: «Tanto da escludere una repentina deriva, causa correnti, nella discesa verso il fondo». Il sospetto, sussurrato da alcuni investigatori, è che il profilo della Catania non combaci con quello del relitto trovato a settembre. E ancora peggio: che qualcosa non convinca nelle comunicazioni della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, responsabile dell’inchiesta sulle navi dei veleni. Nella conferenza stampa del 29 ottobre, infatti, il vice procuratore Giuseppe Borrelli ha detto che «la stiva della nave» al largo di Cetraro era «vuota». Ma Pippo Arena, titolare della società Arena Sub e pilota del Rov nella prima ispezione alla presunta Cunski, lo smentisce: «La nave che ho ispezionato io aveva due stive. Ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare e non riusciva».

Cos’ha provocato l’assoluta discrepanza tra il ricordo del pilota e le affermazioni del vice procuratore? E come va interpretata l’altra uscita della Dda di Catanzaro, pubblicata dal “Quotidiano della Calabria”? Stavolta a parlare è il procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, il quale racconta che attorno alla nave c’era «una folta vegetazione» oltre a vari pesci. «Lo abbiamo visto dalle immagini (…). Ci fosse stata radioattività, tutto questo non sarebbe stato presente. La radioattività, infatti, provoca una forma di desertificazione ». Parole rassicuranti, quelle di Lombardo, perfette per placare la rabbia della popolazione locale.

Ma non condivise da Roberto Danovaro, ordinario di Biologia marina all’Università politecnica delle Marche: «È impossibile che il relitto, a quasi 500 metri di profondità, sia coperto da vegetazione», assicura: «A quella profondità, la mancanza di luce impedisce la vita di alghe o piante marine».

Non stupisce, dopo queste parole, che il consigliere calabrese Maurizio Feraudo (Idv) abbia lanciato l’ipotesi di un «colossale depistaggio». E che il Wwf scriva al ministro Prestigiacomo e al procuratore Grasso per chiedere «una perizia comparata tra il video del Rov incaricato da Regione e Arpacal (a settembre), e quello «della nave incaricata dal ministero dell’Ambiente (che ha smentito il pericolo, ndr)». Sicuramente tutto risulterà perfetto, ma al momento niente torna.

http://hovistocosechevoiumani.wordpress.co...teri-lespresso/

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 17:58


Navi veleni. Sesso: «La Cunsky è ancora in fondo al mare»Secondo il fotografo

Francesco Sesso: «E' assolutamente probabile che la nave filmata dalla Coopernaut, imbarcazione commissionata dalla Regione Calabria, sia la Cunski. Di certo non è il «Catania»

05/12/2009 «E' assolutamente probabile che la nave filmata dalla Coopernaut, imbarcazione commissionata dalla Regione Calabria, sia la Cunski. Di certo non è il «Catania» perchè la «Mare Oceano» su incarico del ministero ha filmato tutta un’altra nave. Di questo ne sono convinto». Il fotografo e ricercatore subacqueo di fama internazionale ma cosentino doc, Francesco Sesso, non ha dubbi. Le due ispezioni hanno immortalato due relitti diversi. Molto diversi. Intervistato nell’ultimo numero in edicola del settimanale Mezzoeuro Francesco Sesso, più volte campione italiano di fotografia subacquea e membro della nazionale italiana anche nelle ultime olimpiadi del giugno scorso, si dice certo che troppe cose non coincidano. Dalle coordinate sballate, alla profondità che dovrebbe ridurre un veicolo vecchio di cento anni (il Catania) praticamente a pezzi, alla prua scambiata per poppa e viceversa. «Si è infatti in presenza di un errore a dir poco grossolano – si legge tra l’altro nell’intervista -. Errore dettato forse dalla fretta di inserire i filmati sul sito del ministero e di archiviare al più presto una faccenda scomoda. In ben due dei filmati realizzati dalla «Mare Oceano» viene evidenziata la dicitura «veduta della poppa»; ebbene, in ambedue i casi è facilmente riscontrabile come della poppa non si tratti, bensì della prua»


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